Dal 6 Agosto, il green pass sarà obbligatorio per entrare nei ristoranti al chiuso e consumare al tavolo anche nei bar, oltre che per accedere a spettacoli aperti al pubblico, eventi e competizioni sportive; musei e altri istituti e luoghi di cultura; piscine, palestre, centri benessere – compresi quelli collocati all’interno di strutture ricettive – al chiuso;
sagre, fiere, convegni e congressi; centri termali, parchi tematici e di divertimento; centri culturali, sociali e ricreativi limitatamente alle attività al chiuso, compresi i centri estivi e le relative attività di ristorazione; sale gioco, scommesse, bingo e casinò; concorsi pubblici, e con esclusione dei centri ricreativi dell’ infanzia. Rimangono senza obbligo di green pass le chiese e gli oratori.

Per chi viola le regole o non effettua i controlli, è prevista una sanzione da 400 a 1000 euro, sia a carico dell’esercente e sia dell’utente. Se le violazioni si ripetono in 3 giorni diversi, l’esercizio potrebbe essere chiuso da 1 a 10 giorni.
Il Green Pass obbligatorio è incostituzionale?
Per rispondere alla domanda più frequente del momento, bisogna fare una precisazione.
Innanzitutto è molto importante non confondere l’ obbligatorietà del green pass con l’ obbligo vaccinale.
Per ottenere il Green Pass, infatti, sono previste due alternative al vaccino, ossia la dimostrazione della negatività al virus attraverso un tampone, oppure l’ avvenuta guarigione da non più di 6 mesi.
Inoltre è la stessa Costituzione, che prevede la possibilità che le libertà fondamentali siano limitate a vantaggio di altri interessi costituzionalmente rilevanti, a patto che sia rispettato il principio di ragionevolezza.
Per fare un esempio pratico: rispetta il principio di ragionevolezza consentire l’accesso ad un posto al chiuso al bar o al ristorante, soltanto a chi esibisce il green pass, se ciò e fatto per tutelare la salute delle altre persone presenti, considerato anche che per tutti gli altri sono disponibili i posti all’ aperto.
Il Green Pass viola il regolamento UE sulla privacy ?
Anche in questo caso la risposta è negativa.
Il diritto alla protezione dei dati personali, infatti, è limitabile con misure equilibrate, ragionevoli e necessarie, previste da disposizioni di rango primario: legge, decreto legge o decreto legislativo.
Ma è sempre una questione di cautela e di necessità. In più, si ricorda che:
- le limitazioni alla privacy possono essere disposte dalle autorità per motivi di salute pubblica;
- ai privati è comunque fatto obbligo di non trattare i dati dei clienti che esibiscono il green pass;
- il green pass al pari di un documento personale, deve essere esibito solo all’ occorrenza, come avviene con i documenti di riconoscimento.
Sarebbe come dire che, viola la privacy il titolare di un tabacchino che chiede la carta d’ identità al minorenne prima di vendergli le sigarette.
